Si avvicina la fine di un lungo incubo per i cacciatori dell’Arco Alpino Lombardo. Il Consiglio Regionale, nella seduta di martedì 23 settembre, si appresta a votare il recepimento della nuova normativa nazionale sulla caccia ai valichi, una misura che sanerà una situazione di incertezza e riaprirà vaste aree del territorio.
La vicenda, iniziata ad aprile, giunge finalmente a conclusione grazie all’introduzione della norma all’interno del “disegno di legge montagna”, fortemente voluto dal Governo e in particolare dal ministro Calderoli. Un risultato che l’ambiente venatorio accoglie con grande soddisfazione, sottolineando l’impegno di diverse figure politiche.
Tra i ringraziamenti espressi, spiccano quelli al ministro Lollobrigida e al ministro Calderoli, quest’ultimo particolarmente apprezzato per aver compreso l’importanza della questione per i cacciatori bergamaschi. Si riconosce anche il lavoro dell’assessore Beduschi, del sottosegretario La Pietra e del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, oltre all’onorevole Nevi e a Francesco Bruzzone, cacciatore e rappresentante della categoria.
Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche a Federcaccia, al suo presidente Massimo Buconi e all’ufficio legale nazionale.
I dettagli della nuova normativa
Con l’approvazione della legge, la delibera regionale che aveva individuato 475 valichi sarà revocata. A partire da questa stagione, i valichi saranno ridotti a 23, in attesa che il Ministero dell’Ambiente e quello delle Politiche Agricole, in collaborazione con la Conferenza Stato-Regioni, ne definiscano il numero definitivo.
La caccia in queste aree inizierà il 1° ottobre, ma sarà consentita solo il mercoledì e la domenica a gennaio. Non sarà possibile applicare deroghe in questi territori, che avranno limitazioni specifiche da ZPS (Zone di Protezione Speciale).
La nuova regolamentazione segna la fine di un periodo di restrizioni che aveva precluso la caccia in circa 90.000 ettari. I cacciatori potranno finalmente tornare nei loro capanni per la caccia d’appostamento, alla tipica alpina e alla lepre, riconquistando i territori a loro preclusi
