Ci sono tradizioni che non temono le intemperie, riti che affondano le radici nel fango della campagna e che, ogni anno, tornano a riscaldare l’anima di una comunità. È il caso del Falò di Sant’Antonio, celebrato nei giorni scorsi ad Abbiategrasso grazie all’iniziativa della sezione locale della FIDC (Federazione Italiana della Caccia).
Nonostante una serata di gennaio tipicamente uggiosa, segnata da una pioggia leggera ma incessante, la passione non si è lasciata spegnere. Nel cuore della campagna abbiatense, presso la storica Cascina Gagliana, il fuoco è tornato ad ardere, richiamando a sé decine di persone in un momento di forte valore simbolico e conviviale.

L’evento è stato reso possibile grazie alla sinergia tra la presidenza della FIDC di Abbiategrasso e la famiglia Invernizzi, proprietaria della cascina e storica famiglia di federcacciatori. Attorno alle fiamme e con un bicchiere di vin brulè tra le mani, il confine tra agricoltori e cacciatori è apparso, come sempre in queste zone, del tutto naturale: due realtà che vivono il territorio quotidianamente e che si riconoscono in un’unica identità rurale.
Il falò di Sant’Antonio rappresenta da secoli la “purificazione”: un fuoco che brucia simbolicamente le scorie dell’anno passato per far spazio al nuovo, unendo il sacro della benedizione degli animali al profano della festa popolare. “È stata una serata di rinnovata unione,” spiegano gli organizzatori. “In questo rito che si perde nei secoli, il mondo agricolo e quello venatorio si sono ritrovati uniti, rafforzando un legame che è la base stessa della nostra cultura locale.”
