Federcaccia contesta lo studio sulla migrazione: “Inattendibile ipotizzare partenze anticipate verso il gelo”

Il dibattito scientifico e normativo sulla chiusura della stagione venatoria si arricchisce di un nuovo capitolo dopo la pubblicazione di uno studio, condotto dall’Università di Milano in collaborazione con la Lipu, secondo cui i cambiamenti climatici starebbero spingendo i volatili ad anticipare la migrazione prenuziale. Tale ipotesi, se confermata, costringerebbe a una chiusura anticipata della caccia per rispettare le normative europee che tutelano gli uccelli durante il ritorno ai siti di nidificazione. Tuttavia, Federcaccia è intervenuta con decisione sulla stampa nazionale, attraverso il proprio Centro Studi, per mettere in dubbio la solidità di queste conclusioni.

L’associazione venatoria contesta la logica di fondo della ricerca, definendo poco credibile l’idea che molte specie scelgano di lasciare i luoghi di svernamento in anticipo per dirigersi verso latitudini che, nei periodi indicati, sono ancora interessate da gelo intenso e abbondanti nevicate. A sostegno di questa tesi vengono citati i dati della telemetria satellitare, che monitorano gli spostamenti reali di specie come cesene e beccacce verso la Scandinavia, i Paesi Baltici o la Siberia. Secondo Federcaccia, l’osservazione diretta dimostra semmai il contrario: condizioni climatiche favorevoli nei luoghi di partenza spingono gli uccelli a ritardare il viaggio, non ad anticiparlo verso territori ancora inospitali.

Al di là della disputa tecnica, l’associazione sottolinea con orgoglio il valore della propria attività di ricerca, che ha trovato spazio e legittimazione sulle principali testate giornalistiche italiane. La capacità di interloquire con basi scientifiche solide e attraverso pubblicazioni riconosciute a livello internazionale viene rivendicata come un segno di maturità e credibilità del mondo venatorio. Per Federcaccia, rispondere con dati sperimentali alle ipotesi teoriche non è solo una difesa di categoria, ma un contributo necessario a una gestione della fauna selvatica che sia basata sulla realtà dei fatti e non su proiezioni che l’associazione definisce prive di riscontri oggettivi.