Brescia, l’eredità di Giacomo Rosini a 25 anni dalla scomparsa: “Il visionario che trasformò la caccia in gestione del territorio”

Il mondo della caccia e della politica si sono ritrovati venerdì 30 gennaio a Brescia per onorare la memoria di Giacomo Rosini, a venticinque anni dalla sua scomparsa. Più che una semplice commemorazione, l’incontro è stato l’occasione per ribadire l’attualità di un uomo che ha saputo rivoluzionare l’identità venatoria italiana, traghettandola verso una moderna cultura ambientale. Storico Presidente e figura chiave della politica venatoria, Rosini è celebrato come il grande “tessitore” della Legge 157/92. Come ricordato dagli interventi dei presidenti FIdC Marco Bruni (Lombardia) e Giacomo Lanzini (Brescia) — organizzatori dell’evento-, Rosini ebbe l’intuizione di sottrarre la caccia alla dimensione puramente sportiva del CONI per inserirla nel contesto sociale e gestionale. Presenti per Federcaccia Lombardia i Vicepresidenti Michele Bornaghi e Luca Agnelli, insieme a Lorenzo Bertacchi dell’ufficio legale. Marco Bruni ha sottolineato come Rosini sarebbe oggi orgoglioso di una Federazione dotata di uffici legali e centri studi autorevoli: «Sarebbe fiero della credibilità guadagnata e dell’attività instancabile del Presidente Buconi».

Al tavolo dei relatori, il Senatore Adriano Paroli, il Vicepresidente del Consiglio Regionale Emilio Del Bono ed Enrico Mattinzoli hanno descritto Rosini come un maestro di responsabilità civile. Il momento più intimo è stato il saluto del figlio, Marco Rosini, che ha ringraziato la platea a nome della famiglia. L’analisi politica è stata affidata a Gianfranco Astori, consigliere del Presidente Mattarella, che ha portato i saluti del Colle ricordando il profilo di un uomo capace di intuire con decenni di anticipo le sfide ecologiche.

Il Presidente di Federcaccia Nazionale, Massimo Buconi, ha ringraziato Astori, portando i saluti della Federazione al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando il suo personale incontro con Rosini.
“Siamo qui per dire che Giacomo Rosini è con noi, anzi, ci sta dicendo e ricordando che tutto quello che ha intuito e che ha pensato ancora non siamo riusciti ad attuarlo del tutto. Perché quello che ne è seguito, la 157/92, è una legge tuttora valida, assolutamente valida nei principi ispiratori e nelle finalità che intendeva perseguire: cioè chiamare a collaborare per fare gestione le componenti attive della società interessate — agricoltori, cacciatori, ambientalisti, istituzioni — negli ambiti territoriali di caccia. Una legge ancora in gran parte inattuata; certo che necessita di aggiornamenti, ma non nei principi e nelle finalità ispiratrici. All’epoca non si usava molto la parola ‘gestione’, ma il messaggio politico, l’eredità lasciata sulla quale ci dobbiamo confrontare e dobbiamo ancora conquistare, è fare gestione, non fare scontro. Non fare scontri ideologici ‘caccia sì, caccia no’, ma piuttosto discutere del ‘cacciatore'”.

Buconi ha poi evidenziato come le sfide attuali siano già state anticipate da Rosini: «Oggi la sua eredità vive nella 157 e nel passaggio da sport a gestione del territorio. Ha compreso prima di tutti che il futuro della nostra passione passava attraverso la cultura scientifica». Significativa la presenza del Presidente Nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, che ha tracciato un parallelo tra mondo venatorio e agricolo: «Rosini ha insegnato a ricostruire un dialogo trasversale con la buona politica. I cacciatori sono le sentinelle del territorio; preservano la biodiversità e il paesaggio. Dobbiamo far capire, partendo dalle scuole, che le aziende faunistiche sono imprese che tutelano il patrimonio». L’evento si è chiuso con le parole di Giacomo Lanzini (FIdC Brescia), che ha ribadito come il “seme” gettato da Rosini continui a dare frutti in una caccia sempre più consapevole e integrata nella società civile.

“Ricordare Giacomo Rosini a venticinque anni dalla sua scomparsa non è solo un dovere, ma una necessità per la nostra identità. Giacomo è stato un uomo dalle intuizioni straordinarie, a tratti profetiche, capace di trasformare la caccia da oggetto di scontro ideologico a pilastro della gestione ambientale. La sua grande visione fu quella di cercare una ‘casa comune’ per tutti i cacciatori, un luogo di unità che permettesse di interloquire con la politica e con la società civile con una voce sola e autorevole. È stato il tessitore di alleanze storiche, come quella con il mondo agricolo, e ha saputo anticipare i tempi comprendendo che il futuro della nostra passione passava attraverso la responsabilità e la cultura scientifica. Oggi la sua eredità vive nella Legge 157, negli strumenti di gestione del territorio che ha contribuito a creare e nel ricordo di quel suo modo di fare con cui ha lasciato una traccia indelebile nella nostra Federazione e nel cuore di chi lo ha conosciuto.”